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Nome completo: John Anthony Gillis

Nato: il 9 luglio 1975

Chitarra, vocalist, songwriter, e qualche volta piano

Strumenti:

Chitarre:
1964 JB Hutto Model Montgomery Airline
Late 1950s Kay Hollowbody covered in paper (tuned to an Open A)
1960s Domino Dawson

Amps:
100-watt Silvertone 6x10 combo
1970s Fender Twin Reverb

Effects:
Electro-Harmonix Big Muff
Digitech Whammy
Electro-Harmonix Pitch Shifter

Oltre alla rivista NME Jack è stato eletto dal magazine Spin la"rockstar più cool del musicbiz. Queste le motivazioni che hanno portato White in vetta: "una combinazione di atteggiamento da stronzo e di originalità testarda, grazia altera e la capacità di indossare pantaloni bianchi e t-shirt rossa ogni giorno della settimana."

Jack era fidanzato con
Marcie Bolan dei Von Bondies, e dopo aver vissuto una storia con Renee Zellweger conosciuta sul set di Cold Mountain, ha sposato la modella Karen Elson in un matrimonio celebrato sul Rio delle Amazzoni. Nel maggio 2006 è nata la loro prima figlia, Scarlett.

Jack White è cresciuto nel sud-ovest di Detroit, settimo figlio in una grande famiglia cattolica. Dopo il liceo, volendo imparare un mestiere, Jack fece un apprendistato come assistente di un tappezziere, per poi aprire una sua tappezzeria che chiamò Tappezzeria del Terzo Uomo. Mentre lottava per sviluppare la sua attività commerciale, cominciò a scrivere canzoni, sognando l'idea di un gruppo che avrebbe voluto mettere in piedi. Chiamò il gruppo The White Stripes, e insieme a Meg White, la band venne costruita sull'idea di una bellezza semplice e minimalista, con Meg alle percussioni e Jack chitarra e voce. Il mondo dei White Stripes si compone di colori rossi e bianchi, e meravigliose melodie incastonate su basi di garage-punk blues e di un più tradizionale rock and roll. 
Jack ha aperto la sua etichetta discografica, Third Man Records, e oltre a produrre i suoi dischi, ha prodotto album per molti altri artisti, inclusa la leggenda del country Loretta Lynn. 

Cresciuto ed educato come un bravo bambino cattolico Jack non fa molti sforzi per uscire dall’isolamento a cui la sua educazione e i suoi guasti musicali lo condannarono. “il vicinato era in  prevalenza messicano e nero, la scuola era messicana – ricorda Jack – e tutti i bambini allora ascoltavano rap o house music, che io davvero non riuscivo a sopportare. Per diciott’anni sono stato musicalmente snob e con la puzza sotto il naso”. Bambino solitario per i suoi gusti, Jack predilige soldatini e la costruzione di fortini nel giardino di casa. “Da piccolo, intorno ai 5 – 6 anni, ero ossessionato da tutto ciò che aveva a che fare con la guerra e con l’esercito. Avevo quasi deciso di arruolarmi nei marines, poi mi sono spaventato e ci ho ripensato. Una volta un “vero” sergente venne a casa nostra, e la sola vista mi fece cambiare idea”. Questa fascinazione per la guerra e la storia americana sarà servita sicuramente a Jack nel suo debutto cinematografico: il nuovo film di Anthony Minghella, un adattamento del romanzo epico Cold Mountain di Charles Frazier in cui appare accanto a Nicole Kidman e Jude Law. Nel film Jack recita la parte di Georgia, un disertore all’epoca della guerra civile americana. La cosa che rende Jack orgoglioso della sua partecipazione non è tanto l’ingresso nel fantastico mondo di Hollywood, quanto la possibilità di far conoscere ad un pubblico potenzialmente infinito la vecchia musica folk americana. Oltre a recitare nel film canta tre canzoni tra cui “Sitting on top of the world”, la prima canzone blues che Jack abbia mai imparato a suonare in vita sua. “It’s all about the music” dice Jack. “Essere stato scelto per questa parte è fantastico. La maggior parte della gente sente il nomeWhite Stripes e pensa “Oh! Punk rock”, invece T-Bone Burnett (il musicista che ha curato la colonna sonora e che ha raccomandato Jack al regista Minghella per la parte di Georgia), ha saputo cogliere l’essenza della nostra musica, riconoscere che le nostre radici sono più profonde, vanno indietro nel blues”.

Già, il blues. L’epifania musicale di Jack avviene intorno ai diciott’anni quando sente per la prima volta “Grinning in your face” di Son House, pioniere del blues del Delta, morto a Detroit nel 1988 e a cui è dedicato il primo album dei White Stripes. “Ho cominciato ad ascoltare musica sentendo Cramps e Flat Duo Jets”, ricorda Jack, “poi ho scoperto i vecchi bluesman, gente come Son House e mi sono innamorato della loro musica. È stata una rivelazione. È allora che ho cominciato ad amare realmente la musica”. L’amore per il blues si trasforma in una vera ossessione per la vita e la musica di Charley Parton  e Robert Johnson – la cover di “Stop breaking down” compare nel primo disco dei White Stripes. “A quel punto mi sono chiesto: Cosa ho fatto fino ad ora? Perché non ho mai prestato attenzione a questa musica?” Più ci pensavo”, racconta Jack, “più mi rendevo conto che quella era la musica migliore che fosse stata mai scritta: facilmente accessibile e cantabile grazie alla ripetizione delle strofe, molto facile da suonare, ma allo stesso tempo così emozionante…Puoi andare a sentire una band di glam – rock e trovarla eccitante, ma tutto ciò non ha niente a che vedere con l’onestà del blues”. Onestà e verità: concetti a cui Jack sembra essere molto affezionato. “La verità delle cose, ecco cosa mi interessa. Quando faccio qualcosa non posso fare a meno di chiedermi se quello che sto facendo ha un’anima, un senso, se è davvero necessario”. Un “credo” che lascia poco spazio a tutto ciò che necessario  non è droga, groupie, contratti miliardari, comportamenti da rockstar. Basta sentirlo parlare per capire che questa forma di ascetismo non è una convinzione dell’ultima ora, un atteggiamento alla moda, ma qualcosa in cui Jack crede veramente e che fa parte di lui e della sua musica, tanto quanto l’intensità con cui affronta il palco. Intensità che nasce dall’astinenza, dall’osservanza di rigidi comandamenti, dalla privazione. Un codice artistico e morale difficile da mantenere, come ammette lo stesso Jack “Non cadere in tentazione non è affatto facile, al contrario è un duro lavoro. Per noi è ancora più duro perché abbiamo stabilito le regole a priori. A volte vorrei essere capace di lasciarmi andare e divertirmi di più e sono quasi geloso di quelli che riescono a farlo. Freddy Mercury era uno di quelli. Amava la mostruosità di essere una rockstar”. Affascinato dalla personalità e dallo stile del chitarrista Robert Johnson, Jack decide di lasciare la batteria – suonata da quando aveva 11 anni – ed alla quale si deve il suo debutto nel rock con il gruppo Goober and The Peas  - per passare alla chitarra. A quel tempo lavorava come apprendista presso il negozio di Brian Muldoon , tappezziere con la passione per la musica punk e la batteria. Sebbene stia cercando di mettersi in proprio allargando il giro d’affari – il suo biglietto da visita di allora recita “YOUR FORNITURE IS NOT DEAD” ( i tuoi mobili non sono morti) – Jack non sembra possedere quel fiuto del denaro proprio di tanti suoi colleghi. “Era più forte di me, non ce la facevo a fregare la gente, farle pagare 500 dollari per un lavoro da 300 o cose del genere. Non ho mai avuto quel tipo di attitudine” racconta. “Volevo che il m io lavoro significasse di più”. Per questo decise di lasciare poesie all’interno dei divani che ripara: messaggi per glia altri tappezzieri “Perché sono gli unici che guardano dentro ai divani”. “è come lasciare un messaggio a qualcuno che sai lo ritroverà solo dopo alcuni anni”.Da qualche parte a Detroit ci sono ancora in giro vecchi divani con dentro le poesie di Jack White. Lavoro a parte Jack trascorre gran parte del tempo nel retro del negozio a suonare con Brian. È quest’ultimo che, da fan, introduce Jack alla musica degli Stooges, dei Ramones e dei Velvet Underground. 

Ispirati dall’assetto senza basso dell’allora celebre gruppo Flat Duo Jets, Jack e Muldoon decidono di formare un proprio gruppo: Brian alla batteria e Jack alla chitarra. In omaggio a uno degli strumenti più usati  nel lavoro del tappezziere, decidono di chiamarsi “Two – Past Resin”. Muldoon non solo conferma tutta la storia, ma dichiara di possedere ancora i nastri con le registrazioni di lui e Jack. Ciò che Andrew Perry del magazine statunitense Blender ha ascoltato suona molto simile a quello che sono i White Stripes oggi. Ci sono cover familiari e versioni primitive di pezzi come “The Union Forever” e “Lafayette Blues”. “Jack non era mai veramente critico” dice Muldoon, “voleva solo che tirassi fuori tutto quello che si può tirara fuori da un rullante”. Le divergenze cominciano quando Jack si avventura sempre più in profondità nel passato, entrando in contrasto con l’estetica punk di Brian. Sciolto il duo inizia a suonare la chitarra a casa: è a quel periodo che risale l’aneddoto con Meg e la nascita virtuale dei White Stripes. Nel frattempo l’amore per la musica country porta Jack ad unirsi ad un gruppo chiamato 2 Star Tabernacle, un progetto musicale  molto promettente sulla carta, ma che come unico risultato concreto produce un singolo con il leggendario cantante blues di Detroit Andre Williams. Durante uno show Jack viene adocchiato dai membri di un’altra band di Detroit, The Go,  alla ricerca di un chitarrista solista. Jack si unisce a loro in un’esperienza che dura qualche mese: quanto basta per registrare il disco di debutto della band, Whatcha Doin’ , pubblicato dall’etichetta di Seattle Sub Pop. “Quando i The Go mi hanno chiamato”, ricorda Jack, “ho pensato che fosse la band nella quale avevo sempre voluto suonare. È stato il periodo più bello della mia vita. Penso siano persone fantastiche e alcune loro canzoni sono ottime. Peccato che non sia durato, mi sarebbe piaciuto poter rimanere, invece mi hanno praticamente chiesto di lasciare la band”, il problema era che i _White Stripes stavano diventando piuttosto popolari nella scena di Detroit, e la gente che andava a vedere i The Go si ritrovava a riconoscere Jack come “il tizio che suona nei White Stripes”. Con la personalità della band messa a rischio, gli altri componenti dei The Go, chiedono a _Jack di lasciare il gruppo dopo pochi mesi. Alla domanda se hai dei rimpianti per come sia finita l’avventura dei The Go, Jack risponde: “Penso che fosse nei piani di Dio”. Diavolo di un Jack!

Nonostante Jack si stupisca della poca frequenza con cui i giornalisti gli domandano della sua infanzia, è piuttosto intuitiva la relazione che c’è tra l’idea stessa dei White Stripes e l’i infanzia, dal momento che tutto in loro – musica e immagine visiva – rimandi al primitivo, all’essenziale e all’infantile. Spiega Jack:” Quando iniziato la band è stato come trovare un modo per tornare all’infanzia senza per forza prendere tutto una parodia. Più che altro ha a che fare con il modo in cui i bambini guardano al mondo e alle cose. Sono convinto che ci sia dello humor  profondamente sepolto in ogni cosa. Mi piace se la gente ci guarda e a metà del nostro set inizia a ridere”. La disinibizione  e la leggerezza dei bambini come modo di recuperare un approccio istintivoe spensierato di rapportarsi al mondo e alla musica. La semplicità stilistica e di immagine come garanzia di innocenza, quindi, ma anche un modo per rendere possibile l’impossibile. L’innocenza infantile come lasciapassare nel mondo dei grandi. Per molto tempo infatti la maggiore preoccupazione di –jack è stata quella di riuscire a suonare blues n pubblico con un minimo di credibilità. Nonostante il tempo passato chiuso nella cameretta da adolescente a suonare, Jack aveva e ha la consapevolezza di non possedere il pedegree del bluesman consumato. “Il mio vero sogno è irrealizzabile. Vorrei essere un  bluesman ed  essere vissuto negli anni 20 o 30. invece sono bianco e sono nato a Detroit negli anni 70. non volevo assolutamente che la gente ci prendesse nel modo sbagliato”, spiega Jack, il quale ha sempre considerato il blues come una cosa serissima, “il blues è l’apice della musica americana: credo che tutta la musica nata nel ventesimo secolo abbia sempre una qualche radice nel blues. Ciò che i bluesman hanno fatto è stato riportare tutto all’essenzialità, scomporre la composizione musicale nei tre elementi fondamentali: il racconto, la melodia, il ritmo. Odio il fatto che i bluesman siano stati parodiati – cose alla Blues Brothers, tipo “oh, I woke this morning and my baby is gone”. I vecchi bleusman sono degli dei della musica. Ci dovrebbero essere loro statue ovunque, in ogni città”. 

Jack White ...
1. è nei The White Stripes.
2. è stato per poco nei Goober & The Peas. He was Era noto come  Jack "Doc" Gillis (Jack Gillis è il suo vero nome) ed era il loro batterista. Credo che l’album si chiami “The Jet Age Genius of…” del 1994. Ci sono anche canzoni come “One Last Kiss,” “Neighbors” and “Moanin’”
3. appare su Rocket 88 nell’autoprodotto Master Supertone CS dei Soledad Brothers.
4. appare su Some Other Guy 7" e the Hentch-Forth 12"MLP con gli Hentchmen (Italy Records, IR-004 and IR-008).
5. appare su Johnny's Death Letter dei the Soledad Brothers, questa canzone è in Sugar & Spice 7" (Italy Records, IR-007).
6. era nei 2 Star Tabernacle.
7. era nei The Go e con loro ha registrato un album.
8. era nei The Upholsterers.
9. appare con gli The Hentchmen ancora.
Stavolta su Ham And Oil 7" (Gas Records, 1999, GRS-109).
10. produttore del vinile 7" dei The Von Bondies (D · wreckEd · hiT, 2000, DET.001).
11. ha mixato The Gospel According To John 7" dei Soledad Brothers (Estrus, 1999, ES 7142).
12. ha co-mixato the Greenhornes 7" su Italy Records (IR-009).
13. appare come "John S. O'Leary" con The Wildbunch su Danger (High Voltage) (Flying Bomb Records, 2001, FLB-117).
14. ha prodotto, registrato e co-mixato the Sympathetic Sounds Of Detroit LP/CD (Sympathy For The Record Industry, 2001, SFTRI 623).
15. Jack appare su Shout Bama Lama dei Detroit Cobras.
16. ha prodotto l’album  di debutto e il secondo su vinile 7" dei The Von Bondies.
17. appare come "John S. O'Leary" con gli Electric Six su Danger! High Voltage.
18. ha prodotto l’album di debutto degli Whirlwind Heat.
19. appare con i Thee Jenerators’ sul loro primo singolo chiamato “Mystery Man.”
20. ha prodotto il singolo dei The Fells,  “Close Your Eyes” (1998)

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